Il était une Forêt
Diretto da
L'incontro con il botanico ed ecologista Francis Hallé ha spinto il regista e documentarista Luc Jacquet a dare vita a un’esplorazione delle grandi foreste pluviali, i polmoni verdi del pianeta Terra risalenti a epoche preistoriche. Le immagini offrono uno sguardo ravvicinato nelle profondità della giungla tropicale, un universo completamente selvaggio e ricco di tesori nascosti, un mondo in perfetto equilibrio in cui ogni essere vivente - animale e vegetale - gioca un ruolo essenziale.
Ho incontrato la foresta con Francis Hallé in Guyana. Mi portavo dietro i soliti preconcetti: gli animali, le malattie… Eppure ho subito provato un immenso benessere, mi sembrava di respirare l’aria più pura del mondo. Un universo straordinario, animali ovunque, alberi colossali; guardavo come Francis li toccava, li disegnava, ci parlava… Lui è andato molto lontano nella comprensione del mondo vegetale ed è ciò che mi ha spinto a farne un documentario, pur sapendo che sarebbe stata una grande sfida: raccontare, attraverso il mezzo espressivo che più di ogni altro è consacrato all’azione, la vita apparentemente statica di una foresta. Sin dal primo incontro con Hallé mi è stata chiara la difficoltà dell’impresa. Una foresta è quanto di più anti-cinematografico esista: ha dimensione verticale (mentre il cinema ha uno sviluppo orizzontale) e ai nostri occhi è pressoché immobile poiché vive un tempo dilatato, fatto di secoli, impossibile da adattare ai 24 fotogrammi al secondo di una pellicola. Ecco perché, accanto alle immagini girate in modo tradizionale, ho deciso di introdurre delle animazioni digitali che avrebbero permesso di illustrare processi normalmente invisibili all’occhio umano, come la nascita di un germoglio, la ramificazione di un giovane albero o la danza delle molecole di profumo durante la fioritura.
Approfondimento
A proposito di Once Upon a Forest
«Una foresta primaria è un organismo millenario – dice Francis Hallé all’inizio del film - e se basta un attimo per abbatterla, quanti secoli occorrono perché rinasca e ritorni allo stato originario?».
Il Était une forêt, che si apre proprio con lo scienziato che disegna placido in cima ad un esemplare di Moabi, una specie tropicale che può raggiungere i 70 metri di altezza e vivere oltre i 1000 anni, vuole essere un omaggio alla bellezza, troppo spesso minacciata, delle foreste primarie. Girato tra il Gabon, il Perù e la Guyana, il documentario non si occupa tanto del problema della deforestazione, seppure affrontato e denunciato, quanto di rappresentare la vita e l’intelligenza delle grandi piante che, insieme agli altri vegetali, formano il “sistema” delle foreste primarie, raccontato dalla nascita e nello sviluppo nei secoli: dai primi germogli di piante “pioniere” alla formazione del sottobosco, dalla guerra senza quartiere ingaggiata contro i parassiti al moltiplicarsi della biodiversità vegetale e animale, dalla messa a punto delle strategie riproduttive fino alle prime morti “di vecchiaia” dei grandi alberi centenari, che segnano la raggiunta maturazione dell’immenso organismo collettivo. E intanto si scoprono le incredibili tecniche adottate dalla passiflora per difendersi dalla voracità di un particolare bruco e le altrettanto sorprendenti risposte escogitate dall’insetto, in una lotta senza esclusione di colpi; si assiste con un certo raccapriccio alla sorte di un imponente albero, soffocato dalle radici di un fico strangolatore che un giorno, ancora in seme, gli si era disgraziatamente posato su un ramo; si rimane ammirati dai sistemi di comunicazione delle piante, capaci non solo di sedurre con il profumo, ma anche di scambiarsi messaggi di pericolo attraverso gli odori. Creature incredibilmente imponenti e longeve rispetto ai limiti della vita umana, «una bella lezione di umiltà per noi uomini», come afferma lo stesso Jacquet, che immediatamente ci butta giù dal podio di conquistatori su cui crediamo di stare.
Prima di vedere il film conoscevi il Moabi, pianta millenaria e gigantesca? Mettila a confronto con altri alberi simili per longevità e dimensioni.
Insieme alle curiosità e nozioni scientifiche, il regista offre uno spunto di riflessione importante sul rapporto tra i tempi che regolano la natura e l’essere umano. Che cosa pensi al riguardo?
Il botanico francese Francis Hallé ha dedicato la sua vita allo studio delle piante, trascorrendo gran parte del suo tempo nelle foreste e entrando in rapporto con loro in modo quasi magico. Pensando alla sua esperienza, come si manifesta il tuo amore per la natura?
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