James and the Giant Peach
Diretto da
James Henry Trotter, un personaggio bambino costruito sul modello di Cenerentola, amato e coccolato dai suoi genitori impara a lasciare libera la sua immaginazione all'inseguimento dei racconti paterni che gli magnificano New York, la città della grande mela che diventa a poco a poco il centro dei suoi desideri. Il padre promette a James di portarlo in quella città di sogno, ma un feroce rinoceronte appare dal nulla e uccide i suoi genitori. Il bimbo viene così allevato da due odiose zie, Stecco e Spugna che lo costringono ad una vita grama. Ma un giorno una pesca, cresciuta a dismisura nel giardino della loro casa in Cornovaglia, attrae numerosi turisti e le zie si organizzano per sfruttare l'affare costringendo il povero James a compiere i lavori più umili. Ma per un incantesimo la gigantesca pesca si trasforma in una specie di dirigibile in cui James trova degli occasionali e simpatici compagni di viaggio per arrivare a New York, la meta dei suoi sogni. Con l'aiuto e la compagnia della cavalletta, del centopiedi, della donna/ragno, della lucciola e del verme, James dopo mille peripezie corona il suo sogno. Ma appena atterrato con la sua grande pesca nella grande mela e precisamente sull'Empire State Building, i suoi incubi riappaiono e si riorganizzano nelle figure delle zie e del rinoceronte. Ma James con l'aiuto e della fantasia e dei suoi nuovi amici, provvederà a vincerli, diventando l'eroe dei bambini di New York.
Approfondimento
A proposito di James and the Giant Peach
«...James e la pesca gigante è un film importante perché dimostra come il mondo dell'animazione stia vivendo un periodo evolutivo assai interessante. È la conferma di come uno sguardo nuovo, più al passo coi tempi, si stia affermando nel mondo dell'animazione; uno sguardo che nell'epoca del villaggio globale si allontana velocemente da temi scontati e che suonano sempre più falsi, abbandonando a poco a poco le atmosfere zuccherose e artefatte dei vecchi personaggi animati, posizionandosi sempre più ai margini di quella visione falsamente ottimistica. In questo una nota di merito va al coraggio dimostrato dalla Disney, da sempre casa di produzione associata al concetto della "falsa vita", in contrapposizione ad autori come Tex Avery che hanno fatto invece del tutto tondo, della rappresentazione senza inganni e omissioni della realtà, il loro manifesto. Grazie agli incubi e al cinismo delle visioni di Burton e Selik, l'animazione sembra avere imboccato una nuova via, più adulta…»
(Fabrizio Liberti in “Cineforum” anno 37 n°5, giugno 1997)
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