The Biggest Little Farm
Diretto da
L’incredibile storia, vera, di John e Molly Chester, coppia in fuga dalla città per realizzare il sogno di una vita, quello di costruire dal nulla un’enorme fattoria seguendo i criteri della coltivazione biologica e di una completa sostenibilità ambientale. Tra mille difficoltà, momenti esaltanti e cocenti delusioni, i due protagonisti impareranno a comprendere i ritmi più profondi della natura, fino a riuscire nella loro formidabile impresa. Oggi Apricot Lane, questo il nome della fattoria, si estende per oltre 200 acri e raccoglie circa 850 animali e 75 varietà di coltivazioni biodinamiche.
«La straordinaria complessità del nostro ecosistema presenta infinite possibilità di collaborazione. Abbiamo l’opportunità preziosa di lavorare al fianco di un processo biologico perfetto che dura da milioni di anni. In questa avventura c’è stata una tensione costante tra i bisogni della fattoria e quelli del film. La cosa bella della natura, in ogni caso, è che possiede dei ritmi propri e si può prevedere in anticipo cosa sta per succedere. Si tratta di osservare e stare lì ad aspettare che accada qualcosa. Questa è ovviamente la formula perfetta per girare un documentario come questo ed è anche la regola su cui si basa una fattoria: osservare e giocare d’anticipo. Entrambi richiedono una certa dose di umiltà. La vera sfida per me è stata poi la decisione di filmare anche tutti i problemi che stavamo vivendo e gli errori che abbiamo commesso... Ho dovuto mettere da parte il mio orgoglio ma sono felice del risultato finale, perché il film è così molto più credibile e coinvolgente. Spero che il film sia visto soprattutto dai più giovani. Spero che il pubblico capisca, come abbiamo capito noi, che una collaborazione con la natura offre infinite possibilità, che a volte siamo troppo distratti per vedere. La natura ha tutte le risposte di cui abbiamo bisogno».
(John Chester)
«È stata un’esperienza molto dura e piena di imprevisti, capace di risvegliare in me una connessione con la natura di cui neanche ero a conoscenza. La lezione più importante che ho imparato è che conquistare e sradicare non sono strategie vincenti: collaborazione e comprensione lo sono. Inoltre, i “problemi” sono solo un modo in cui la terra ti sta spiegando quali sono le sue necessità, un gradino in più per raggiungere un’armonia più grande».
(Molly Chester)
Approfondimento
A proposito di The Biggest Little Farm
Un vero sogno quello di John e Molly: dare vita a una grande fattoria biologica alle porte di Los Angeles, dove le monocolture intensive hanno preso il sopravvento, impoverendo il suolo e mettendo a rischio la biodiversità. Girato nell’arco di otto anni, il film ci mostra come i protagonisti provino a “cavalcare” il potere della natura, accogliendone gli imprevisti e le meraviglie. E tra fallimenti e piccole grandi vittorie, cadute e ripartenze, riusciranno a creare un luogo che dimostra come sia ancora possibile ristabilire un’armonia tra uomo e ambiente.
Il documentario affronta molti temi importanti: il bisogno di riconnettersi con la natura mediante uno scopo specifico; l’incentivare la biodiversità attraverso un’agricoltura immune alle epidemie di parassiti e di malattie senza l’utilizzo dei pesticidi; abbracciare il fallimento come possibilità di nuove scoperte; la percezione di una fattoria come ecosistema; le differenze tra agricoltura rigenerativa, agricoltura convenzionale e agricoltura biologica. E soprattutto manda un messaggio ecologista più efficace di tanti trattati catastrofisti. Nel corso della loro avventura, John e Molly imparano a diventare più consapevoli del loro ruolo nell’ambiente che li circonda, sostituendo al controllo e alla sottomissione della natura, l’osservazione e la creatività, cercando di gestire la “disarmonia sostenibile” invece di aggrapparsi ad un idealismo senza compromessi.
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