The Fruit Hunters

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Un viaggio alla scoperta del mondo della frutta tra cultura, storia ed ecologia con protagonisti esperti di ortocultura, pomologi o semplici appassionati. Yung Chang ci guida in una vera e propria odissea intorno al mondo alla scoperta del mango bianco di Bali o del raro kura-kura durian del Borneo, passando per i fichi italiani ormai scomparsi ma rintracciabili nei dipinti del Rinascimento, la Rare Fruit Council International del Mango Festival di Miami in Florida e il commercio delle banane in Honduras, fino a incontrare Bill Pullman, che ci svelerà il suo sogno di creare un frutteto a Hollywood. Tratto dall’omonimo volume di Adam Leith-Gollner.

Titolo tradotto
[I cacciatori di frutta]
Genere
Documentario
Paese
Canada
Anno
2012
Durata
92'
Casa di produzione
National Film Board of Canada, EyeSteelFilm
Lingue
Inglese, Spagnolo, Italiano, Balinese
Bill Pullman
Approfondimento

A proposito di The Fruit Hunters

Non solo gli animali si estinguono, preziose piante e varietà di frutta stanno scomparendo dalla nostra quotidianità e dal nostro pianeta perché trascurate, estirpate, disprezzate, non più coltivate, per meri interessi commerciali.

Una donna, in Umbria, ha voluto salvare il salvabile ed è alla continua ricerca di frutti e piante da non perdere. Isabella Dalla Ragione, agronoma, si definisce “archeologa della frutta”. Il suo obiettivo è quello di scovare e proteggere piante che stanno per scomparire. Fino ad oggi è riuscita a ritrovare almeno 500 varietà di frutta e a sistemarle nel suo giardino che al momento vanta 440 piante e lei stessa definisce “Frutteto collezione”: pera fiorentina, fico asinaccio, ciliegia corniola, ne sono solamente un accenno.

Nel 2012 il regista Yung Chang dedica a lei e suo padre il film The Fruit Hunters. Non si tratta soltanto di scovare antiche specie arboree all’interno di vecchi giardini, conventi o altri luoghi protetti, ma di ricostruirne la storia, riscoprirne il corretto metodo di coltivazione, le conoscenze popolari e soprattutto la ricerca di quei prodotti che sono stati per secoli sulle tavole e che ormai possiamo contemplare solamente in alcuni quadri o di cui si può discutere con gli ultimi anziani contadini rimasti. Interessi economici dell’era industrializzata e colture di massa man mano sono stati responsabili di una diminuzione e una sempre più ristretta selezione dei prodotti, soprattutto di quelli più delicati che non si adeguano allo stile di vita odierno frenetico e “a lunga conservazione”.

Il lavoro di Isabella è sostenuto da organismi come la FAO, la Bioversity International e l’Università di Perugia che nel 2014 hanno creato la Fondazione Archeologia Arborea. Progetto di successo a cui hanno contribuito anche attori come Bill Pullman, Gerard Depardieu e Anna Galiena, convinti nella necessità di salvare e conservare non solo il patrimonio genetico vegetale ma anche il sapere tradizionale e la cultura rurale, senza i quali non è possibile immaginare un futuro sostenibile. (www.eHabitat.it)

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Minacciata dalle attività dell’uomo, la varietà delle specie è fondamentale per l’equilibrio degli ecosistemi in cui viviamo e che sono interconnessi: che cosa significa perderla e perché il problema non riguarda solo chi si estingue.
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