Voyage au Pôle Sud

Diretto da
Attraverso la Patagonia fino alla Terra del Fuoco e poi, ecco l’Antartide. Per gli esploratori, le poche miglia che conducono nell’estremo continente meridionale sono tra le più affascinanti e ipnotiche da percorrere. Addirittura si parla di una sorta di richiamo irrefrenabile, definito «il morso antartico». Luc Jacquet ne è catturato da oltre trent’anni e, questa volta, il suo ritorno in quei luoghi ci offre un’avventura di grande impatto visivo: stupefacenti immagini in bianco e nero realizzate con tre direttori della fotografia (Christophe Graillot, Jérôme Bouvier e Sarah Del Ben) per restituire la potenza di quel paesaggio e di chi lo abita. Un viaggio intimo e personale nel cuore di una natura selvaggia, maestosa e al contempo in pericolo, in cui la voce fuori campo dell’autore contribuisce a creare una dimensione emotiva sul senso di scoperta che ha caratterizzato la sua intera vita.
Titolo internazionale
Antarctica Calling
Titolo tradotto
Viaggio al Polo Sud
Genere
Documentario
Paese
Francia
Anno
2023
Durata
83'
Casa di produzione
Paprika FIlms
Lingue
Francese
Note di regia
Note di regia

«Questo film è davvero un’opera sperimentale: ho voluto concedermi una grande libertà per condurre lo spettatore oltre la semplice descrizione di paesaggi che oggi si può facilmente reperire sui social network o nei documentari. Qui volevo raccontare piuttosto i paesaggi dell’anima. Per questo, in sintonia con Christophe Graillot, il direttore della fotografia, ho optato per un approccio differente. L’obiettivo era allontanarci dal realismo e avvicinarci ai rapporti emotivi, il che ci ha spinti a scegliere il bianco e nero: una scelta radicale, grazie alla quale ho espresso una libertà artistica che non mi concedevo da lungo tempo. La silhouette, spesso sfocata, che appare nel film e che chiamo “il viaggiatore” è una sorta di sdoppiamento della personalità, visto che sono io a incarnarla. In realtà, l’idea è nata sotto la spinta degli eventi, poiché durante le riprese, ci siamo resi conto che le dimensioni del continente antartico non avevano senso senza un paragone con quelle umane. Non intendevo raccontare la storia della geografia, né tantomeno del viaggio in generale. Volevo narrare piuttosto una sorta di “qui e ora”: in altri termini, un vagare erratico che inizia in un certo luogo e finisce per essere una somma di tappe che avrebbero potuto essere mille altre.

Quando ti appresti a girare, vai in missione: riprendi i pinguini imperatore, riprendi questo e quello. Qui, invece, volevo davvero che gli spettatori potessero unirsi a noi, fare il viaggio al nostro fianco, perché per me questa è un’avventura nel senso più nobile e fantastico del termine».

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